Una Storia Vera: la mia!

Io, Il Denaro e Il Resto.

La Mia Storia Personale Con Il Denaro :Limiti Credenze e Consapevolezza.

La mia storia con il denaro.

 

Forse ti aspetti di leggere una storia fantastica, di qualcuno che, dal vivere sotto ad un ponte, è diventato miliardario.

Beh, mi dispiace: non è così.

Sono un  “normale” come te, con i suoi successi e le sue rovinose cadute.

In questo racconto (che è vita vera), ti parlo della mia vicenda umana con il denaro.

Soldi guadagnati e soldi spesi, come è normale che sia. Quello che voglio trasmetterti è qualcosa di diverso: nascoste nelle banalità apparenti di una storia   personale puoi capire molto sul perché i soldi non girano nella tua realtà.

 

Parlandoti di me, nel modo più breve e diretto possibile, ti racconto cosa ho scoperto sul mio modo di percepire la ricchezza, e sul rapporto con il denaro.

 

A 17 anni cominciai a muovermi nel mondo dei soldi.

Chiaramente l’importanza di questo “elemento” mi era già ben chiaro: avevo già una mia idea sul denaro.

La mia famiglia.

 

La mia famiglia non era ricca, anzi direi che, spesso abbiamo sfiorato la miseria.

Mio padre era un meccanico di auto, talentuoso e a suo modo geniale, ma completamente privo di qualsiasi senso del denaro.

Mia Madre ha fatto per gran parte della sua vita la casalinga, nei tempi in cui nelle famiglie poteva lavorare una sola persona, e gestiva con parsimonia i pochi soldi provenienti dall’attività di mio padre.

Successivamente anche lei è dovuta entrare nel mondo del lavoro facendo le pulizie in case private.

 

Questo tipo di lavoro è un classico: Occupazione umile e mal pagata, un ripiego per chi, senza esperienza o titoli di studio, necessita di denaro.

Che fregatura povera Mamma: a quel tempo avere un marito meccanico con una attività in proprio era sinonimo di benessere. Ma non in questo caso.

Da piccolo pensavo a Geppetto, il falegname povero. Ecco, mio padre era Alvaro il meccanico povero. 

Dimenticavo: io ho un fratello e una sorella più grandi!

Adesso che ti ho descritto il mio bel quadretto familiare posso passare al dunque.

Come dicevo, a diciassette anni, mentre procedevo con i miei studi al Liceo Artistico- ero vicino alla maturità- iniziai a desiderare il denaro. Per sentirmi come gli altri, per avere e fare quello che avevano e facevano tutti tranne me.

 

Volevo intensamente dire “basta” alle rinunce! Era una sorta di ribellione. Quindi cercai lavoro. L’anno successivo al diploma sarei andato all’Accademia Di Belle Arti, sapevo che non avrei voluto sostenere quell’impegno senza mezzi e soldi in tasca.

Desideravo vivere e volevo che fosse ora.

Dopo alcune ricerche trovai lavoro presso un ristorante alla moda. Cominciai dal basso, come cameriere tutto fare, lavorando il venerdì, sabato e domenica più alcuni giorni infrasettimanali al bisogno.

 

La mia paga era di 300.000 lire alla settimana che, con le mance e serate extra, arrivavano anche a 400.

Niente male, da zero a 1.200.000/ 1.600.000 lire al mese!

Certo, mi facevo un gran culo, ma l’ambiente, la mia giovane età e la compagnia mi resero il tutto piacevole.

Fu in quel frangente che collegai il fatto di essere disponibile e servizievole con il guadagnare più soldi. Per me si trattava di un’equazione esatta, matematica.

Ero convinto che il fatto di mostrarmi servile mi sarebbe tornato utile, così era infatti, però non mi rendevo conto di quanto questo processo fosse errato per chi desiderava come me, avere più soldi. 

 

Purtroppo il lavoro pagato in ore non è un buon affare per chi desidera emergere veramente. Quanto potevo lavorare 12, 14, 16 ore, e poi, oltre non si può!

 

Ma avrei compreso dopo,come questo meccanismo sarebbe diventato una vera e propria gabbia mentale.

I soldi entravano regolarmente, ma già avvertivo una pulsione verso lo spenderli tutti, più velocemente possibile. Anche mia Madre, poveraccia, notava il mio comportamento. Non mi diceva nulla e pensava che fosse giusto, dopo anni di privazioni, che mi togliessi qualche sfizio.

 

E questo è quello che credevo anche io.

Un bel giorno mi ritrovai ad accompagnare Daniele (il figlio della cuoca del ristorante in cui lavoravo) che stava cercando lavoro nel settore tessile

Io e Dani, che è più giovane di me, eravamo molto amici. Ci trovavamo a Prato, la patria del tessile(ora non più), e si trattava di fare il giro delle fabbriche, che erano molte a quel tempo,  per chiedere e lasciare, casomai, il numero di telefono o il curriculum.

In una di queste “visite”  offrirono un lavoro a me e non ti dico l’imbarazzo: io invece di lui che, fra l’altro, aveva anche esperienza nel settore!

Accettai. il lavoro si prospettava duro e con lunghi orari, ma con interessanti risvolti economici. Il primo stipendio fu di 2.800.000 Lire, mi sentivo un Re!

Lavoravo giorno e notte, e non per dire: sul serio. 

 

I soldi non mi bastavano mai, tendevo sempre a spendere tutto. Pensa che oltre al lavoro in fabbrica continuavo ad andare al ristorante nel fine settimana.

La mia vita era tutto lavoro e, come è logico pensare, non potevo avere una vita personale. Invece riuscivo ad avere una intensa vita sentimentale e sociale: uscivo la notte, durante la settimana, come i pipistrelli!

In compagnia del mio collega( in fabbrica) e grande amico G.

Uscivamo quasi tutte le sere. Negli anni 90’ Firenze era meravigliosa la sera. Ogni notte c’era un locale che offriva divertimento e scorribande. Il fatto che oggi amo così tanto dormire forse è per pagare un debito di sonno accumulato in quegli anni: ma ne è valsa la pena, cavolo se è così!

La cosa strana e palese è che, nonostante le mie entrate non avevo mai un soldo in tasca. Sembrava quasi che facessi uso di cocaina o che fossi incasinato con qualche Escort di lusso: ma non era così!

Ero sempre costretto a chiedere prestiti a quel santo del mio amico G. Se ci penso capisco come e quanto mi ha voluto bene.

 

La presa di coscienza.

Le cose andavano avanti, con i miei lavori e il denaro che sfuggiva al mio controllo: ero entrato in un circolo vizioso di debiti.

Per non saper giustificare il perché fosse così, divenni anche un gran simulatore: bugiardo in pratica, simulatore suona meglio.

 

Ogni volta che provavo a limitare le mie spese entrava in funzione un vero e proprio auto sabotaggio che, regolarmente, minava e disintegrava le mie buone intenzioni.

Compravo le cose più strane,  come se  mi sarebbero servite per ovviare a qualche mancanza, ma poi giacevano li inutilizzate. Il fatto di averle rendeva viva la possibilità di usarle. Ma non le usavo.

 

Più  mi sforzavo di cambiare le cose , più emergevano sensazioni e pensieri legati al passato.

Come i pescatori che si dannano per catturare un pesce e poi lo liberano!

Sono capaci ma non colpevoli, perché sopprimere una vita è male.

 

Mi accorsi che io non spendevo il denaro, ma la scacciavo letteralmente.

Desideravo dimostrare di avere una sorta di dominio su questa bestia per colmare le mie mancanze e per dimostrare che io ero diverso da tutto quello che mi aveva circondato tutta la vita. Sapevo a livello inconscio che il denaro era malumore, rinuncia e litigio.

Il denaro era cattivo perché rende le persone diverse agli occhi del mondo. In  fondo questo era il ruolo che aveva avuto nella mia famiglia: non tanto il denaro quanto la sua assenza, come un padre che abbandona i figli, anche se assente permea chi ne sente la mancanza di odio e risentimento.

Entrò in me l’idea e la consapevolezza che se volevo cambiare dovevo scavare in quel passato. Ma è importante capire che quello non era il mio passato, era il mio presente. Come un nastro audio che da un lato va avanti e nel lato opposto va indietro. Sto parlando di un tempo interiore che rimane bloccato in un passato non passato mai, in effetti.

 

Quindi tornare indietro significava essere presente alle mie sensazioni e emozioni di allora, per capirle e, accettandole, superarle.

Se ci pensi bene, quello che vediamo realizzarsi nelle nostre vite origina da quello che non si vede. Pensa al passato non come a qualcosa che sta dietro, ma sotto. Il passato non esiste in termini di tempo, ma solo come traccia del nostro vissuto che, come traccia del nostro “umano” adattamento all’ambiente, ci cambia e ci modella. Adattamento ad una dimensione materiale, ma anche, e soprattutto, interiore.

Pensa ad un albero che non produce foglie o frutti: concentrarsi sui rami che si vedono non serve, bisogna curare le radici che, anche se non si vedono ma , rappresentano la genesi di tutta la pianta.

Quello che non si vede agisce su quello che si vede,  quasi sempre.

Cambiando la mia programmazione e le mie idee sul denaro la mia vita e le mie finanze sono cambiate.

Mi sembrava di spendere ugualmente, ma il mio conto in banca cominciò ad aumentare e consolidarsi.

La mia ricerca di lavori umili e duri, la spiegazione del perché scelsero me e non Dani per quel lavoro e soprattutto perché questo mi sembrò stupefacente, erano tutte legate all’idea di me, alle mie convinzioni e al mio “punirmi” per guadagnare soldi, realizzando il presupposto che i soldi sono difficili da guadagnare.

Dovevo seguire le orme di mia madre, una martire che sacrificandosi facendo un lavoro umile salvò la situazione. Ma questa era la sua dimensione non la mia.

Scrivere questa storia mi costa, ma penso che tu debba sapere che le risposte al perché non vivi la realtà economica che desideri e meriti è dentro di te.

Non si tratta dell’esterno, della famiglia o delle tue condizioni, puoi dire tutto quello che vuoi ( auto sabotaggi). Fino a quando credi a questo nulla cambia.

Cambiando te stesso, cambi le tue radici e le foglie cresceranno verdi e potenti verso il cielo.

Una Tecnica per te!

Ecco un semplice esercizio che faccio spesso, al fine di fare pace con la ricchezza che, tu ed io meritiamo.

Poniti in piedi con le gambe alla distanza delle spalle, le braccia lunghe e distese  lungo il corpo.

Fai un bel respiro profondo, e cerca di svuotare la mente da tutti i pensieri( per quanto possibile).

Mentre inspiri immagina che dalla base della schiena ( il coccige ) il respiro salga lungo la colonna vertebrale fino alla nuca, poi attraversi la testa e esca un centimetro sopra l’unione delle sopracciglia. 

Fai 3 respiri profondi nel modo sopra descritto.

Adesso contrai più forte che puoi tutti i muscoli delle spalle, braccia, petto e colo; trattieni 10 secondi e rilasciale emettendo se vuoi un suono come un stronfio di pancia: deve essere liberatorio. 

Rilassa tutto il torso lasciando andare le membra.

Adesso fallo anche con le gambe: contrai 10 secondi e rilascia.

Senti che nel tuo corpo qualcosa è cambiato, un’energia, un fremito si avverte, concentrati su di esso, è bene, molto bene.

Adesso siedi comodo con la schiena diritta e immagina ad occhi chiusi uno schermo, come un cinema. 

Immaginati nell’azione di spendere i soldi, cogli una scena che ricordi fra le tante. Oppure rievoca l’immagine di una vicenda che riguarda tu e il denaro. Una cosa da pagare, dei soldi che hai avuto in eredità oppure un’esperienza che ti ha lasciato un chiaro ricordo.

Ferma l’immagine scelta nello schermo davanti a te. Adesso immagina che la scena si illumini sempre di più fino a quando l’immagine stessa è uno schermo bianco pieno di luce.

La luce piano piano regredisce e l’immagine che emerge lentamente è qualcosa di familiare e calmo, un caro amico, un genitore, una nonna un’oggetto rassicurante.

Se il soggetto è una persona immagina che parli, e dica: “Ok [il tuo nome] adesso va tutto bene, ora e sempre andrà di bene in meglio” Guarda la scena nei dettagli e godi la calma e la sicurezza che trapela dal soggetto visualizzato.

Chiudi lo schermo, di:”grazie, grazie, grazie, così sia” e torna alla tua vita.

Fai questo esercizio su qualcosa di negativo o che non ha portato a quello che ti aspettavi. Una scena o una situazione particolare che, ti lega al denaro. Fallo per 30 giorni e vedrai come ti senti.

Se pensi che sia una cazzata, sappi che lo pensavo anche io, ma non puoi capire cosa succede se non provi, e io non te lo dico: primo perché io sono io e tu sei tu, secondo perché come dice un caro amico io ti do le scarpe, ma il cammino lo devi fare solo o sola.

Questo esercizio è potente, molti lo venderebbero, io lo regalo. Lo scopo è iniziare a creare un’armonia diversa con i soldi e quello che per te significa “soldi”. 

Nella tua mente questo concetto è emozione, immagine, legame. 

Tutto questo può cambiare le cose. Se pensi che è difficile valuta che ti stai auto sabotando, fallo e basta: azione, azione, azione!

 Sono solo 10 minuti al giorno. Se pensi di non meritare 10 minuti al giorno, beh io penso che li meriti, ho impiegato molto di più per scrivere quello che leggi e per fartelo arrivare.

Tu sei più importante di qualunque cosa, e vieni prima di tutto: non aiuti nessuno se prima non ti dedichi a te stesso.

Per esprimerti questo concetto,  c’è una bella metafora usata da Tony Robbins: “quando sali su un aereo e ti mostrano le maschere di ossigeno, in caso di emergenza, ti ricordi cosa dicono?

Prima mettila tu, poi mettila a tuo figlio o a chi ti sta accanto. Se prima non aiuti te stesso o te stessa sei inutile per tutto il resto.”

 

Ti auguro tutta l’abbondanza che meriti.💙

 

Andrea Mikaudios

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